Ritorsioni dopo denunce

Ing. Carmelo Cascio via Luciano Manara,82

98123 Messina

Carmelo.cascio@libero.it

Carmelo.cascio@ingpec.eu

 

 

                                                                                                       Dr. Franco Neri

                                                                                               Procura Generale di Reggio Calabria

 

 

Con riferimento al procedimento penale  “Gioco d’Azzardo” lo scrivente è stato ascoltato nella veste di parte lesa ,denunciante.

Nel merito dei vari aspetti della vicenda  registrati in verbale,mi  ero riservato di approfondire quello relativo alle vessazioni  patite dalla Ibi Costruzioni da correlare presumibilmente alle  circostanze che seguono.

L’esponente,  nella qualità di tecnico e di procuratore speciale dell’Amministratore unico della Società IBi , aveva presentato numerosi esposti, denunciando le infiltrazioni mafiose nel Consorzio “La Casa Nostra” e le conseguenze  patite dalla stessa Impresa ad opera  del potere politico e burocratico. Quanto affermato è ampiamente riscontrabile nell’esposto datato 24 Febbraio 2004 diretto  alla dr.ssa Ilda Boccassini della Procura della Repubblica di Milano che .a cura dell’esponente, è stato già  acquisito agli atti del Suo ufficio.

In  particolare, nell’esposto veniva evidenziata la circostanza che le denunce prodotte negli anni presso la Procura della Repubblica di Messina non avevano avuto alcun  seguito.

La riserva manifestata nel corso dei primi interrogatori traeva fonte da incalzanti sospetti sul

corretto andamento del processo civile  pendente presso il Tribunale di Messina.

Ieri, 25 settembre 2006,  nel corso  della prima udienza per l’istanza di fallimento presentata contro la Ibi Costruzioni da parte dell’avv. Carmelo Triolo, procuratore del comune di Alì Terme ,

i sospetti sembrano aver  preso corpo, facendo emergere  il disegno criminoso ingiustamente ordito da più persone per fare dichiarare il fallimento della  Ibi Costruzioni.

 

                                                                             Riepilogo della vicenda

 

  1. a) – l’Impresa Bartolomeo, oggi Ibi Costruzioni, ha realizzato negli anni ’80 un intervento di edilizia economica e popolare nel Comune di Alì Terme : la relativa convenzione che regola i rapporti tra l’Ente pubblico ( Comune)   e l’Impresa,  siglata il 30 maggio 1978 e, successivamente, integrata in data  14 Novembre 1980 e 12 Giugno 1986 , prevedeva che il corrispettivo da pagare al Comune per l’acquisizione del diritto di superficie era rapportato al costo di acquisizione dell’area da parte del Comune, che andava determinato sulla base dei criteri ex articolo 16 della legge   22 Ottobre 1971 e che  la convenzione del 12 Giugno 1986 aveva fissato per l’importo massimo pari a Lire 296.044.355.  Inoltre, l’articolo 4 della Convenzione del 30 Maggio 1978   stabiliva che detto  costo sarebbe rimasto invariato anche nel caso che, testualmente: “il Comune abbia acquisito o acquisisca  le aree a prezzo diverso dalla indennità di espropriazione determinata secondo i criteri anzidetti.   Il successivo art. 5 ,  nel fissare le modalità di pagamento, prevedeva due rate uguali da corrispondere nell’arco di due mesi e ,  modalità significativa,  senza interessi sui ratei differiti :

in sostanza, per  convenzione,  l’Impresa avrebbe dovuto corrispondere un prezzo max di circa

296 milioni da corrispondere al momento dell’emissione del decreto di esproprio.

b)-  Il Comune però negligentemente sbagliò  tutta la procedura amministrativa che si sarebbe dovuta concludere con il decreto di esproprio :  l’ordinanza di occupazione d’urgenza fu annullata  in entrambi i gradi di giudizio per  gravi violazioni procedurali  : detta circostanza  dette luogo alla occupazione  abusiva dei terreni ed al conseguente contenzioso civile azionato dai proprietari.

c)-  Pertanto il Comune di Alì Terme,  è stato condannato in solido con L’Impresa Ibi Costruzioni

al pagamento di oltre 700 milioni di risarcimento a favore dei proprietari del terreno.

 

 

 

Nel merito

 

Si premette che  il  Comune, pur pendente il contenzioso per  i vizi procedurali  di cui sopra, avrebbe potuto ugualmente  emanare il decreto di esproprio, evitando così  l’insorgere del  pesante contenzioso civile ad opera dei proprietari .

Ma l’esperienza acquisita  in genere sulla materia degli espropri  che,  peraltro ,  trova riscontro puntuale  attraverso gli sviluppi della mia incredibile vicenda contraddistinti da strane coincidenze e convergenze , acclara il sospetto che il comportamento omissivo sia  stato preordinato al conseguimento di ottenere un vantaggio economico ai danni delle casse comunali : infatti  la invalidazione della procedura espropriativa  dà luogo all’evento della  occupazione abusiva dei

luoghi  oggetto dell’esproprio e quindi al conseguente risarcimento dei danni ai proprietari.

Pertanto, è  palese che l’unico soggetto responsabile è il  Comune  per aver violato non solo la normativa  in materia  di esproprio ma anche la convenzione siglata tra Comune ed  Impresa

che, peraltro, dette inizio ai lavori  nel mese di Agosto dell’anno  1984 , consegnando  gli ultimi appartamenti  ai  promissari acquirenti  nell’anno 1987.

Il CGA , con sentenza del 27.9.1989  confermò la pronuncia  n. 39/1986 emessa dal TAR di Catania che aveva invalidato l’intera procedura amministrativa  con l’annullamento dell’Ordinanza sindacale di occupazione d’urgenza) .

Il GOA , avv. Giovambattista Corsello , nella qualità di giudice unico, ignorando  i contenuti della convenzione , ed accogliendo il ricorso dei proprietari  (tra i quali spiccano i nomi di : Pagano Maria e Rizzo Andrea,rispettivamente  madre e fratello del dr. Antongiacomo Rizzo,sindaco del Comune di Alì Terme ininterrottamente per un decennio ossia 1993 – 2003)   con sentenza n.GHN 2482/02 n.2411/93 R.G. del 9 Settembre 2002  pronunciava   condanna anche contro l’Impresa per la circostanza che quest’ultima , pur  a conoscenza della denunciata illegittimità dell’occupazione, aveva eseguito i lavori.

Ma è pur vero che i lavori delle palazzine  risultano ultimati e consegnati nell’anno 1987, mentre la sentenza del CGA  risale all’anno 1989 e che, in tutti i casi,  il  Comune , unico  soggetto responsabile dell’intera procedura , avrebbe dovuto  fermare il lavori con  conseguente ristoro dei danni a favore dell’impresa  !!!!!!

          Con sentenza d’appello n. 276/05 RGNR n 1207/01, il collegio composto da

 dr.Mario La Rocca ,  Presidente ; dr.Arturo Carrozza e dr. Francesco Sidoti ,  consiglieri, ha confermato quasi totalmente la sentenza di primo grado!”

Si evidenzia sul punto :  una sentenza diversa, ma l’unica giusta nella fattispecie che individuava nel comune di Alì Terme il solo  soggetto responsabile nei confronti dei proprietari

- parte civile, avrebbe comportato per il Sindaco pro-tempore dr. Antongiacomo Rizzo, assistito dall’avvocato Carmelo Triolo , una necessaria azione di rivalsa nei confronti del Sindaco di allora avvocato Antonino detto Nuccio Briguglio (esponente a quel tempo del PSI, in  stretto collegamento con l’on Nicola Capria (allora ministro),  diretta al ristoro della differenza del danno quantificato(circa 800 milioni che il comune avrebbe dovuto versare agli espropriati meno i 296 milioni che il Comune avrebbe  incassato dalla Ibi.

Si precisa che il Comune di Alì è stato assistito in primo  grado dall’avvocato Mastroieni Giovanni ed in secondo grado dall’avvocato Carmelo Triolo  ,su delibera della Giunta n.15 del 27 febbraio 2002.

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Nel 1995 ( si ricorda che da 2 anni era iniziata la battaglia  dello scrivente sul  Consorzio “La Casa Nostra” ) ,  sorprendentemente l’avvocato Lillo Briguglio, formalmente difensore della Ibi Costruzioni)   sollecitava l’Impresa Ibi affinché convenisse in giudizio il Comune di Alì Terme  per far  dichiarare la responsabilità di quest’ultimo e conseguentemente sollevare  l’impresa dalla responsabilità in solido. Desta perplessità l’iniziativa  postuma di un  principe del foro: gravissimo errore tecnico inammissibile da parte del  difensore della Ibi Costruzioni, a meno che la motivazione che  sottende il marchiano errore non sia  di ben altra natura …omissis…… dal momento che una iniziativa del genere, per tutelare l’interesse del cliente,  avrebbe dovuto trovare ingresso contestualmente al primo gravame  per oggettivi , seri motivi :  contenere le spese di giudizio ed evitare,  in caso di soccombenza, un’eventuale istanza di precetto .

 

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L’azione civile che  la IBI costruzioni ha condotto contro il  Comune ha avuto il seguente incredibile  epilogo .

Il signor Giudice monocratico dr. Emilio Iannello con sentenza n. 255 /  95 R.G. ha inopinatamente  trascurato la circostanza  essenziale che il Comune di Alì Terme,  come

da convenzione ,aveva l’onere di acquisire ritualmente le aree  ( decreto di esproprio entro i termini di legge, o acquisizione bonaria); tuttavia,nonostante questa inadempienza  che vanificava qualunque pretesa economica  da parte del Comune ,  l’impresa nell ‘anno 1989 versava circa 70 milioni , su richiesta solo verbale del Sindaco di Alì Terme

Il Giudice Emilio Iannello ,stravolgendo il contenuto delle clausole previste in convenzione e partendo dal presupposto del tetto massimo, cioè 296 milioni che il Comune, avrebbe potuto pretendere  - ma  solo dopo avere adempiuto al propedeutico atto amministrativo dello esproprio-   preso atto che l’impresa aveva informalmente versato al Comune la somma di 70 milioni ,  ha  affermato l’esistenza di un debito residuo a carico dell’impresa pari a  220 milioni, oltre  530 milioni tra interessi e rivalutazione monetaria.

-----  Il  ricorso in appello, prodotto dall’avvocato Lettterio Briguglio , non sostenuto da forti argomentazioni,ha avuto esito negativo  ,  con pronuncia n. 250 / 06 del collegio, così composto: Presidente A.Bombara; consiglieri dr. Carrozza Arturo e dr.  Sidoti Francesco.

In atto, pende ricorso per Cassazione il cui esito sembra  ovviamente scontato.

 

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Proseguendo nel merito della vicenda ,  si evidenzia la singolare circostanza  che l’avv. Carmelo Triolo , legale del Comune di Alì terme ,  pretermettendo  la procedura obbligatoria del pignoramento,  ha  prodotto  istanza di fallimento al Tribunale di Messina  ,notificando   il ricorso presso la sede legale della Ibi costruzioni che è in Puglia, precisamente in Oria (BR).

Parimenti , si evidenzia il fatto  che lo stesso avvocato Triolo , con nota A/R del 14 Luglio 2006

ha diffidato la Ibi Costruzioni a rogitare un appartamento compromesso,  iniziativa  sulla quale è intervenuto energicamente  l’Amministratore della Ibi.,  eccependo  il grave conflitto di interesse

in cui il predetto avvocato ,altro principe del foro, è incorso.

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Per una più chiara comprensione dei fatti , si aggiunge che l’avvocato  Letterio Briguglio nel corso degli anni  ha rappresentato la vicenda giudiziaria insormontabile per la Società  al punto da consigliarne  la dismissione  ai Soci di allora,   lo scrivente e la moglie (Maria Antonietta Castrignanò) ,evento che si concretizzò nel mese di maggio dell’anno 2003  , con il trasferimento della società ad altri soci ed in altra sede  e con il conferimento a me medesimo dell’incarico di procuratore,  per continuare a seguire  il gravame giudiziario pendente a Messina.

Il piano  fuorviante e destabilizzante  ordito a danno del cliente dall’avvocato Lillo Briguglio si

è manifestato anche di recente- due mesi orsono presso il suo studio-allorquando contattato  l’avv.Triolo, da quest’ultimo riceveva conferma  in tempo reale che , malgrado la pendenza del gravame  in Cassazione  per la quantificazione del credito,  il giorno 25 Settembre 2006 lo stesso avv. Carmelo Triolo avrebbe chiesto la immediata decisione sul fallimento della IBI per mancato ristoro dell’intera somma pari ad euro 450.000 ,circa.

All’Udienza del 25 sett. 2006 però l’avv. Triolo, prendeva atto che il foro competente non era quello di Messina, bensì Brindisi e chiedeva un rinvio.

Sorprendentemente l’avvocato  Letterio Briguglio, anziché chiedere la trasmissione del fascicolo a Brindisi, aderiva  alla richiesta di rinvio mentre nessuna iniziativa prendeva in merito al  grave conflitto di interesse, con violazione di legge, in cui era volutamente incorso l’avv. Triolo.

La decisa e ferma protesta sollevata dall’Amministaratore unico della Ibi  sig. Guida Antonio, nei confronti del suo legale avv. L.  Briguglio, al quale veniva contestata una attività difensiva volutamente carente , costringeva  il legale a rassegnare le dimissioni da ogni mandato  ricevuto.

La Ibi Costruzioni, dopo avere subito le ingiuste vessazioni, da parte delle Autorità locali Regionali e nazionali (analiticamente indicati nell’esposto 24 Feb.2004 inviato alla dr.ssa Boccassini) aveva attivata un contenzioso civile n.1544/93 presso il Tribunale di Messina contro il Comune e il Ministero dell’interno per il ristoro di tutti i danni subiti,  con l’assistenza  dell’ avv. Letterio Briguglio .  Ebbene la causa è stata insabbiata  per ben 13 anni.

Solo il 18 luglio 2006 , il CTU architetto  Fulvio Gentiluomo di anni 31  (genero di due Magistrati  rispettivamente  della sezione civile della Corte di Appello  (dr.A.Todaro ) e della Procura Generale di Reggio Calabria  ( dott.ssa Ada Merrino) , ha dato corso ad operazioni peritali. Il Giudice della sezione stralcio, su una vertenza che aveva per oggetto problemi di geotecnica e strutturali, ha conferito l’incarico ad  un architetto, figura professionale incompetente a fronte della natura altamente specialistica delle indagini  sulle quali per  i regolamenti vigenti ” l’architetto”  non ha competenza alcuna . Per gli accertamenti peritali  in argomento, nel corso degli anni erano stati incaricati  Ingegneri esperti in geotecnica ed addirittura  la Società ISMES di Bergamo , azienda leader di ingegneria Strutturale in Europa !

L’avvocato Letterio Briguglio, all’udienza del 21 Marzo 2006,  nulla ha eccepito né sul professionista incaricato della perizia   né tantomeno sulla inutilità dell’accertamento stesso.

Invece, lo scrivente , avendo sollevato la questione  con la nota motivata che si allega,  ha costretto il GOA a revocare l’incarico già,inopinatamente,conferito all’architetto Gentiluomo.

E’ presumibile che l’inerzia del legale protrattasi per ben 13 anni  era preordinata  alla soccombenza della IBI Costruzioni  con l’epilogo del fallimento  e quant’altro ad esso connesso prelevabile dalla vicenda  “Gioco d’azzardo.”

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Analoghe,amare considerazioni valgono per altra vicenda , relativa alla costruzione di n. 20 alloggi in località Minissale del Comune di Messina.

In.data  29 marzo 1993,il Comune di Messina emette decreto d’occupazione d’urgenza e consegna le aree alla IBI Costruzioni per la realizzazione di alloggi di edilizia agevolata convenzionata.

L’impresa realizza i lavori nei tempi previsti della concessione edilizia  e, nel contempo ,sollecita

ripetutamente il Comune per la emanazione del decreto definitivo di esproprio  che è il presupposto per la corretta quantificazione dell’indennità spettante ai proprietari dei terreni interessati ai lavori.

Nei tempi giusti  , detta procedura espropriativa viene conclusa.

Incredibilmente, subito dopo l’emissione del decreto di occupazione d’urgenza emesso dal Sindaco di Messina, gli espropriati fanno opposizione al decreto sindacale con ricorso al giudice ordinario anziché a quello amministrativo,unico giudice competente sulla materia.

Gli attori erano assistiti dall’avv. Carmelo Briguglio ; la IBI Costruzioni dall’avv. Letterio Briguglio.Con sentenza non definitiva n. 2482/02  riferita alla causa n.2411/93 R.G:   il GOA avv.Orazio Esterini della I  sez.stralcio del Tribunale di Messina , pur delegittimato alla pronuncia  per difetto di giurisdizione, ha osato emettere una sentenza di annullamento del decreto di occupazione d’urgenza, motivando la nullità  per omessa  indicazione dei termini di inizio e fine lavori nel decreto di occupazione d’urgenza nonché dei termini dell’intera procedura espropriativa SIC !!!

..L’avvocato della IBI – L. .Briguglio  nulla eccepiva .. SIC !!!

 

 

 

Successivamente,lo stesso Giudice Esterini , con sentenza definitiva n. 1567 / 04  quantifica l’ammontare dei danni accertati dal CTU  ing.Domenico Pellegrino ( padre della dott.ssa  Pellegrino, Sostituto procuratore della Repubblica di Messina) nella misura di circa 450.000 euro

Anche su questo aspetto, nessuna reazione da parte del legale della IBI.  avv. .Letterio Briguglio

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Altra vicenda significativa quella relativa alle palazzine realizzate dalla IBI Costruzioni nella zona Ritiro-Tremonti- Consorzio “ La Casa Nostra “ .

Diciotto acquirenti lamentano vizi da costruzione e diffidano l’Impresa –IBI  a  fare lavori di ripristino. A  tal fine, allegano una perizia tecnica a firma dell’Ing:.D’Alia ( fratello dell’ON: Giampiero D’Alia) .  Al rifiuto ampiamente documentato della IBI ,attivano un contenzioso civile di cui alla  causa  n. 81/2001 R.G..  Mi è giunta notizia , presuntivamente fondata,che il Sig.Frisone,uno dei diciotto condomini attori,  pur di ricevere il sostegno degli altri nella causa contro la IBI, si sia assunto l’onere integrale delle spese del giudizio . Il giudice BONANZINGA in data 8 gennaio 2003 ha conferito l’incarico di CTU all’Ing. Ruggeri  Cristiana , all’epoca di anni 29

( figlia dell’ing.Gaetano Ruggeri,titolare delle seguenti aziende: Airsystem sede legale via Seguenza 1;Ingegneria Costruzioni Impianti degli ingegneri Ruggeri sede legale via Ettore Lombardo Pellegrino 103) la giovane professionista ,allarmata, comunicava al giudice ,avendo già dai primi rilievi riscontrato nei luoghi gravissimi problemi strutturali, l’esigenza di essere affiancata da uno specialista sulla materia.  Sollecitamente,il dr.Bonanzianga dava seguito alla richiesta ,incaricando il prof.ing.Giovanni Falzone,da Palermo  il quale , pur non avendo riscontrato alcun pericolo di crollo,tuttavia, evidenziava la necessità di collocare dei tiranti ad un muro di sostegno .

Il  giudizio tecnico del CTU , ad avviso dello scrivente, ha falsificato la realtà .

Si precisa , inoltre, che il legale dell’Impresa IBI,  avv. Gualtiero Cannavò  ha nominato l’ing. PietroBattaglia ,come consulente tecnico di parte. Quest’ultimo è indagato dalla Procura di Messina nell’ambito dell’inchiesta  sul Piano Regolatore Generale . Lo stesso ha anche rivestito il ruolo di componente della commissione edilizia  per due mandati consecutivi. Il predetto che , nel 2001, mi aveva spontaneamente riferito di aver ottenuto la nomina , grazie all’intervento dell’on.Santino Pagano,.in sede di consulenza ,nulla ha eccepito sulla perizia dell’ing.Ruggeri.,.

La decisione del giudice  intervenuta di recente ……..ha dichiarato  la soccombenza della  IBI

per un ammontare di risarcimento pari ad euro 800.000.

Su quest’ ultimo contenzioso in corso di approfondimento, , mi riservo ulteriori comunicazioni.

 

 

 

 

Alla luce dei fatti  ingiusti come sopra rappresentati che hanno condizionato pesantemente la mia vita nell’ultimo decennio,  costringendomi anche a svendere l’azienda , oggi capziosamente chiamata al fallimento, non sembra azzardato ipotizzare una stretta correlazione  tra i fatti denunciati  e la intrigata vicenda, di stampo mafioso,  del consorzio “casa nostra” all’interno della quale si muovono troppi personaggi ,ivi  compresi i  colletti bianchi, da me denunciati apertamente .

 

CHIEDO

 

pertanto,  che vengano individuati i responsabili del comportamento illecito ipotizzato,

attivando intercettazioni telefoniche ed ambientali,verifica dei beni patrimoniali e dei conti bancari,  delle società controllate in prima persona o tramite prestanomi ed indagando sulla correttezza

professionale ; chiedo anche  il sequestro immediato dei fascicoli processuali  presso il Tribunale civile di Messina, lo studio degli Avv. Briguglio e Triolo , presso il Comune di Alì Terme,il TAR di CT  e il CGA di Palermo.

I soggetti chiamati in causa , per i quali auspico misure cautelari restrittive per evitare l’inquinamento delle prove, pur non essendo  coinvolti nella  vicenda Casa Nostra  tuttavia, per il comportamento posto in essere ,sembrano occupare all’interno dell’organizzazione mafiosa  un  ruolo che non sembra azzardato qualificare di esecutori di ordini  superiori a fini ritorsivi che ,nello specifico , mirano al fallimento dell’impresa dello scrivente..

E’ superfluo pensare al malcostume generalizzato e  rispettosamente suggerire di estendere le

indagini  a tutti i magistrati e cancellieri della Sezione fallimentare del Tribunale di Messina

Con riserva di ulteriori ,analoghe iniziative meritevoli di attenzione per comportamenti illeciti, quali ad es. quello prima  evidenziato a proposito della negligenza  abituale dei Comuni – MESSINA DOCET – nel non portare a termine le procedure espropriative , l’esponente chiede di essere ascoltato e di essere informato ai sensi dell’articolo 408 c.p.p. in caso di richiesta di  archiviazione da parte del P.M-

In fede

Ing. Carmelo Cascio

Messina 29 Settembre 2006

 

                      Si allegano copie sentenze, copie convenzioni,istanza fallimento, note causa innanzi il GOA esterni

La nota integra quella inviata in data 28 sett 2006                                                  

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